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7 consigli per una buona riuscita di una fotografia, in particolare paesaggistica

Un’immagine fotografica è una «selezione» di ciò che vediamo. Il nostro è un punto di vista unico e irripetibile.
Ogni fotografo alla fine avrà un suo stile, un suo modo di fotografare che può essere simile ad un altro fotografo, ma mai uguale. Ognuno di noi interpreta la fotografia a modo suo, si emoziona solo davanti ad un certo tipo di fotografia e considera bello uno stile piuttosto che un altro. Così c’è a chi piace il B/N e c’è a chi invece i colori saturi, poi chi ama particolarmente i paesaggi o chi particolarmente i ritratti. Il tutto si lega spesso ai nostri gusti o passioni personali. Ma quello che accomuna tutti è il buon gusto di dire che a prescindere una fotografia è bella.
Infatti gli studi delle proporzioni divine, delle proporzioni armoniche, dei formati più adatti a raffigurare la realtà, uniti agli studi del comportamento della visione umana (abitualmente da sx a dx e dall’alto in basso) ha portato alla definizione di un insieme di regole per chi si occupa di immagini.
Avere una buona consapevolezza/conoscenza di queste regole è importante per scattare buone foto.

1) La prima regola da ricordare è che le regole possono essere infrante

In genere la buona riuscita di una fotografia dovrà:

  • Avere una corretta messa a fuoco;
  • Avere una corretta esposizione;
  • Avere l’orizzonte diritto.

Se queste tre minime considerazioni non saranno rispettate, con tutta probabilità la vostra fotografia verrà considerata errata. L’eccezione è possibile con immagini in cui la componente prevalente è la cromaticità o la ricerca di effetti voluti. Quindi la coppia tempo/diaframma non è solo un aspetto tecnico ma soprattutto creativo e la fotocamera non è più un oggetto sconosciuto (significa che diaframma, tempi ed ISO non devono avere segreti per il fotografo). Si tratta ora SOLO di «inquadrare» il soggetto. Quindi, per poterle «non seguire le regole» è necessario conoscerle. Conoscere le regole ci consente di superarle, ma questo comportamento è proprio «l’eccezione».

Alcune scelte sono necessariamente di tipo pratico come la scelta della posizione da cui scattare la foto (inquadratura, prospettiva), altre di tipo tecnico quali il tempo di esposizione o la messa a fuoco. Solitamente le scelte pratiche influiscono maggiormente sulla composizione dell’immagine mentre il risultato dal punto di vista qualitativo (bilanciamento corretto del colore o assenza di rumore) si raggiunge grazie alla tecnica.

2) Osate

Non state impalati davanti al vostro soggetto … muovetevi, spostatevi, provate inquadrature inconsuete, guardatevi attorno per trovare punti di osservazione diversi, provate a fotografare dal basso o dall’alto: grazie anche al display orientabile di molte macchine è possibile inquadrare dal basso senza sdraiarci per terra per creare delle immagini veramente emozionanti. Una volta trovata una posizione usate anche il vostro cavalletto, specie se siete alle prime armi, vi permetterò di studiare meglio la scena da inquadrare e esporre con tempi più lunghi, che in alcune fotografie è indispensabile (es, con scarsa luce).

3) Valutare e calibrare la composizione dell’immagine

Con composizione si intende la disposizione del soggetto e la relazione di esso con l’ambiente e tutti gli elementi circostanti. Lo scopo di una composizione corretta è quello di determinare il centro d’interesse che vogliamo dare e comporre gli elementi intorno in modo da guidare lo sguardo dell’osservatore verso il soggetto. Ma non è tutto, se la composizione è corretta l’immagine apparirà armoniosa e bilanciata a prima vista e permetterà di cogliere man mano tutti i dettagli in primo piano, in piano medio e sullo sfondo in modo naturale e semplice per l’occhio dell’osservatore. L’abilità di creare composizioni piacevoli sta nella vena artistica, nell’esperienza e in una serie di attenzioni e del rispetto «armonico» verso il soggetto che stiamo riprendendo; e conoscerlo bene (sia nei contenuti che nel modo di riprenderlo) sarà ugualmente importante che conoscere le regole della composizione. Definisco spesso questa cosa come l’occhio del fotografo che alcuni hanno per natura, mentre altri la devono imparare.

4) La regola di «guardare la scena»

Gli elementi della scena sono «disposti» dal fotografo; la fotocamera, a differenza dell’occhio umano, abituato a selezionare e ad organizzare gli elementi delle realtà che osserviamo, registra tutto quanto le sta davanti. Per questo si scoprono nelle fotografie tanti particolari che, al momento della ripresa, «sembrava» non ci fossero. Se il centro d’interesse è molto forte, tendiamo a non vedergli attorno. Si afferma che la visione dell’occhio umano corrisponda ad un obiettivo da 50 o 35 mm; ma nella visione entrano in gioco non solamente gli schemi ottici, ma la sensibilità stessa della persona che riprende e la sua capacità di essere selettivo nella ripresa. Davanti a un gruppo di persone sconosciute vediamo solamente una massa di gente; ma se sappiamo che c’è un nostro amico fra loro, dopo averlo individuato, vedremo solamente lui.

5) Attenti a cosa c’è dietro e di lato

Molti non curano lo sfondo della fotografia. Invece ritengo sia una delle cose più importanti: eliminate ogni cosa che può disturbare come cartelli, bidoni, automobili, gru, cantieri, pali, oggetti di varia natura, gente che non c’entra (nel limite delle possibilità), cioè tutto quello che non c’entra con la scena e con il soggetto. A volte basta spostarsi o fare spostare il soggetto, altre volte occorre avvicinarsi o zoomare o ancora croppare … mentre quando non è proprio possibile usiamo Photoshop per togliere l’elemento di disturbo.

6) La regola dei terzi

La regola più conosciuta è sicuramente la regola dei terzi è un accorgimento che è stato utilizzato per secoli dai pittori ed è tuttora molto diffuso nella composizione di una fotografia. La più conosciuta ed efficace utilizzata da ogni artista visuale. E’ una semplificazione del rapporto aureo e si applica immaginando sulla foto una griglia formata da 3 colonne e 3 righe uguali. I punti di incrocio delle linee sono detti punti di forza o punti di interesse. Si allineano gli elementi della scena che si vogliono far risaltare lungo le linee e i punti di maggior interesse dovranno coincidere con i punti di forza. Nei paesaggi, la linea dell’orizzonte viene posizionata lungo una delle linee orizzontali e se si ha un elemento verticale a disposizione lo si posiziona presso uno dei punti di forza.

7) A che ora andare a fotografare?

Ogni scena in esterna, specie il panorama, cambia la sua resa fotografica in base all’ora ed alla stagione. La luce del sole non solo si sposta durante il giorno da est verso ovest, ma cambia la sua inclinazione, tra mattina, mezzogiorno e pomeriggio e cambia la sua inclinazione tra inverno, primavera, estate ed autunno. Anche una giornata con cielo terso, con foschia, nebbia o completamente nuvolosa influisce sulla riuscita di una fotografia. Con esso quindi non solo cambia la direzione della luce, ma sul bilanciamento del colore, cambia anche la temperatura della luce, che potrà essere calda o fredda.

Spesso ci troviamo in un determinato posto in quell’istante e non possiamo tornarci e dovremo per forza di cose adattarci a quella condizione di luce. Altre volte invece vogliamo ottenere un certo risultato ed abbiamo la possibilità di tornarci quando vogliamo. In quel caso dobbiamo studiare come la luce del sole influisce su quel soggetto e valutare le migliori condizioni per la riuscita dello scatto come da noi prefissato.
Una regola per una buona riuscita di una fotografia all’aperto è quella per esempio di evitare le ore centrali della giornata (sempre se possiamo scegliere), in quanto il sole si trova sopra di noi e nel paesaggio appiattisce tutte le ombre. Mentre si prestano bene per la fotografia di paesaggio l’alba ed il tramonto con i loro colori caldi. Infatti quei momenti vengono chiamati anche “The golden hour”, l’ora d’oro, conosciuta anche come ora dorata o meno frequentemente magic hour. Ed anche l’ora immediatamente successiva al tramonto ha un nome: “ora blu” è una frase che ha origine dal francese heure bleue e che viene usata sia nella poetica che nell’ambito della fotografia per indicare un particolare momento della giornata che intercorre durante il crepuscolo.

Tratto dal corso base di fotografia di Anton Sessa

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